Legge italiana sul whistleblowing

Come tutti gli altri Stati membri dell’Unione europea, anche l’Italia deve recepire la Direttiva europea sulla protezione dei whistleblower nello spettro giuridico nazionale. La Direttiva europea impone alle aziende con almeno 50 dipendenti di istituire un canale di segnalazione per un vasto numero di potenziali whistleblower e proibisce ritorsioni contro gli stessi. La scadenza per recepire la Direttiva era fissata per il 17 dicembre 2021. Una data che l’Italia non ha rispettato.

Qual è lo stato attuale della legge italiana per la protezione dei whistleblower?

Sebbene l’Italia abbia già una legge sulla protezione dei segnalanti, questa si applica solo ai dipendenti del settore pubblico e a quelle aziende del settore privato che hanno implementato il Modello organizzativo 231. Inoltre, ci sono diverse leggi che proteggono i whistleblower, soprattutto dalle ritorsioni, in settori quali quello finanziario, bancario e assicurativo. 

In termini di recepimento della Direttiva UE, nell’aprile del 2021 il governo italiano ha approvato una legge delega che autorizzava il governo ad avviare il processo. Tuttavia, da allora, non sono stati fatti passi avanti. Ad oggi (mese di febbraio 2022), non è ancora stata pubblicata una proposta di legge per una consultazione pubblica oppure per un’analisi.

Cosa fare in attesa di una legge italiana sul whistleblowing

Ci sono molti elementi della Direttiva UE simili alla legislazione italiana in materia già esistente. Tuttavia, è possibile identificare anche differenze sostanziali, per le quali sarebbero necessarie delle modifiche. Le aziende che desiderano iniziare a prepararsi per essere conformi possono procedere in questo modo. La Direttiva UE definisce un numero di standard minimi che dovranno essere rispettati da tutti gli Stati membri e da tutte le organizzazioni con almeno 50 dipendenti. Consigliamo alle organizzazioni di informarsi su questi requisiti minimi (vedere sotto) fin da adesso e di identificare delle possibili soluzioni che possano aiutarle a soddisfarli.

  1. Creare un canale sicuro interno per ricevere le segnalazioni da parte degli informatori.
  2. Confermare al segnalante anonimo la ricezione della segnalazione entro sette giorni.
  3. Nominare una persona imparziale o uno specifico reparto che dia seguito alla segnalazione.
  4. Tenere traccia di tutte le segnalazioni ricevute, in conformità con i requisiti in materia di confidenzialità.
  5. Garantire un seguito adeguato della segnalazione da parte della persona o del reparto nominato.
  6. Fornire un riscontro al segnalante circa il seguito dato alla segnalazione entro tre mesi.
  7. Trattare tutti i dati personali nel rispetto del Regolamento GDPR.

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